Infranca, Antonino. Filósofo italiano, autor de los estudios El Otro Occidente y Trabajo, individuo, historia. El concepto del trabajo en Lukács, y de la novela Tecnécrates. Los tres libros fueron publicados por Ediciones Herramienta. (Trapani, Italia, 1957). Graduado en Filosofía en la Universidad de Palermo (Italia), obtuvo el diploma de perfeccionamiento en Filosofía en la Universidad de Pavia y el doctorado en Filosofía (Ph. D.) en la Academia Húngara de Ciencias, con una tesis sobre el concepto de trabajo en Lukács. Realizó investigaciones en el Archivo Lukács de Budapest. Sus investigaciones filosóficas le valieron el Premio Lukács en 1989. Es autor de Giovanni Gentile e la cultura siciliana (Roma, L’Ed,1990) y de El Otro Occidente (Herramienta, 2000), así como numerosos escritos sobre filosofía contemporánea (Lukács, Bloch, Gramsci, Kerényi, Croce, Gentile y Heidegger), historia de Sicilia y la Filosofía de la Liberación. En colaboración con Miguel Vedda, compilador de la antología de textos de G. Lukács Testamento político y otros escritos sobre política y filosofía (Herramienta, 2003) y G. Lukács, Ontología del ser social: El Trabajo (Herramienta, 2004). Es traductor al italiano de los ensayos de Enrique Dussel sobre Marx. Miembro del Consejo asesor de Revista Herramienta.
Già a suo tempo, cioè nel 1968, nelle sue Conversazioni Lukács ricordava di avere studiato, negli anni Trenta, a Mosca nel Marx-Engels-Lenin Institut sui manoscritti originali de Il capitale di Marx e il libro constava di ben dieci libri e non dei quattro secondo la vulgata ortodossa. La notizia di Lukács fu confermata, ben venti anni dopo, da Enrique Dussel che nei suoi dettagliati commenti alle opere economiche di Marx parla di 4 redazioni da parte di Marx de Il capitale. Quindi Dussel sosteneva che esistevano a Mosca, ben conservate dal regime, migliaia di pagine di inediti di Marx. Il compito della nuova MEGA è quello di offrire al lettore questa gigantesca mole di quantità. Avrà ragione Dussel quando sostiene che ci sarà ancora un Marx inedito nel XXI secolo? Pare proprio di sì, da quanto ci narra Fineschi. Ma su questo punto qualche perplessità mi ha suscitato il libro di Fineschi, perchè non cita mai i lavori di Dussel, che eppure sono del tutto paralleli ai suoi. Su questo argomento, gradirei un intervento dello stesso Fineschi.
Fineschi è molto abile nel ricostruire il dibattito sul rapporto Hegel-Marx, anche perché è anche autore di uno studio specifico sull’argomento, che è stato pubblicato un paio di anni fa. Il punto essenziale è che l’indubbio rapporto di Marx con Hegel, ha assunto nella vita del fondatore del materialismo storico diversi aspetti durante il suo sviluppo storico. Fineschi indica anche alcune linee di ricerca per chiarire alcuni di questi aspetti che sono sostanzialmente cronologici:
«A mio parere, è francamente miope affermare che la posizione su Hegel del Marx maturo […] sia la stessa del Marx giovane che ancora non possedeva una propria teoria della storia. Non si vuole certo sostenere l’identità dei due metodi o simili. […]. È a mio parere necessario confrontare le affermazioni marxiane sul suo rapporto col filosofo idealista con i testi e la sua stessa prassi teorica. Da queste esposizioni non si capisce poi in che cosa consista il celebre rovesciamento; sostenere che il primato spetti all’essere e non più al pensiero non dice molto perché presuppone la conoscenza del significato di queste categorie, tanto più che nelle interpretazioni più grossolane si accetta l’identità in Hegel di pensiero e coscienza, dove quindi il rapporto pensiero-materia viene ridotto alla banalità secondo cui in Hegel quello che gli individui pensano determinerebbe il rapporto sociale, mentre per Marx è il contrario; il pensiero viene cioè ridotto al pensamento. […] In sostanza la questione del rapporto fra idealismo e materialismo meriterebbe una nuova impostazione che precisi la nozione di processo e svolgimento» (p. 61).