Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (MEGA), Roberto Fineschi

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Autor(es): Infranca, Antonino

               (versión en castellano)

Carocci, Roma, 2008, pp. 239.
 
Roberto Fineschi è noto in Italia come esperto del pensiero marxiano, tanto da avere ritradotto il Primo Libro de Il capitale, alla luce della nuova edizione della Opere Complete di Marx ed Engels (Marx Engels Gesamtausgabe, appunto MEGA) che si sta conducendo in Germania in questi anni. Proprio a questa ciclopica opera di ricostruzione scientifica delle opere di Marx ed Engels è dedicata la prima parte di questo volume, mentre la seconda parte è dedicata a Il capitale. La lettura di questo libro può permettere al conoscitore del pensiero marxiano ed engelsiano di lanciare uno sguardo sullo stato dei lavori della pubblicazione delle opere di Marx ed Engels che per troppo tempo si sono agognate. Fineschi, infatti, ricorda che la pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels fu osteggiata in Occidente dagli Stati borghesi e dagli intellettuali organici ai loro apparati ideologici, ma la stessa sorte toccò nei paesi del cosiddetto “socialismo reale” a causa dello stalinismo. Da questo punto di vista è confermata la tesi di Ernst Fischer che non fa una sostanziale distinzione tra stalinismo e fascismo nei loro rapporti con l’originale pensiero di Marx ed Engels. 

Già a suo tempo, cioè nel 1968, nelle sue Conversazioni Lukács ricordava di avere studiato, negli anni Trenta, a Mosca nel Marx-Engels-Lenin Institut sui manoscritti originali de Il capitale di Marx e il libro constava di ben dieci libri e non dei quattro secondo la vulgata ortodossa. La notizia di Lukács fu confermata, ben venti anni dopo, da Enrique Dussel che nei suoi dettagliati commenti alle opere economiche di Marx parla di 4 redazioni da parte di Marx de Il capitale. Quindi Dussel sosteneva che esistevano a Mosca, ben conservate dal regime, migliaia di pagine di inediti di Marx. Il compito della nuova MEGA è quello di offrire al lettore questa gigantesca mole di quantità. Avrà ragione Dussel quando sostiene che ci sarà ancora un Marx inedito nel XXI secolo? Pare proprio di sì, da quanto ci narra Fineschi. Ma su questo punto qualche perplessità mi ha suscitato il libro di Fineschi, perchè non cita mai i lavori di Dussel, che eppure sono del tutto paralleli ai suoi. Su questo argomento, gradirei un intervento dello stesso Fineschi.

Già tra le edizioni pubblicate de Il capitale ci sarebbero importanti differenze, che sono conseguenza sostanzialmente del rapporto tra Marx ed Hegel. Su questo punto essenziale della formazione del pensiero di Marx, Fineschi ricorda due tra i più importanti studiosi di Marx, cioè Hans-Georg Backhaus e Helmut Reichelt. Backhaus sostenne che nella seconda edizione de Il capitale appaiono riflessioni sulle formazioni storico-logiche che sono assenti nei Grundrisse e nella prima edizione de Il capitale. Backhaus ne concluse che non erano fondamentali per il lavoro di analisi del capitale di Marx, ma non spiegò perché Marx sentì l’esigenze di apportare queste modificazioni. Reichelt, da parte sua, sostenne che il concetto marxiano di capitale e quello hegeliano di spirito hanno un’identica struttura logica, in tal senso Marx avrebbe davvero messo il pensiero hegeliano con i piedi sulla terra. Ma per entrambi e per tanti altri ricercatori tacitati dall’ortodossia stalinista, non ci sarebbero stati dubbi sullo stretto rapporto tra Marx ed Hegel, che fino a una ventina di anni fa era drasticamente negato e non solo nei paesi comunisti, si pensi per esempio ad Althusser.

Fineschi è molto abile nel ricostruire il dibattito sul rapporto Hegel-Marx, anche perché è anche autore di uno studio specifico sull’argomento, che è stato pubblicato un paio di anni fa. Il punto essenziale è che l’indubbio rapporto di Marx con Hegel, ha assunto nella vita del fondatore del materialismo storico diversi aspetti durante il suo sviluppo storico. Fineschi indica anche alcune linee di ricerca per chiarire alcuni di questi aspetti che sono sostanzialmente cronologici:

«A mio parere, è francamente miope affermare che la posizione su Hegel del Marx maturo […] sia la stessa del Marx giovane che ancora non possedeva una propria teoria della storia. Non si vuole certo sostenere l’identità dei due metodi o simili. […]. È a mio parere necessario confrontare le affermazioni marxiane sul suo rapporto col filosofo idealista con i testi e la sua stessa prassi teorica. Da queste esposizioni non si capisce poi in che cosa consista il celebre rovesciamento; sostenere che il primato spetti all’essere e non più al pensiero non dice molto perché presuppone la conoscenza del significato di queste categorie, tanto più che nelle interpretazioni più grossolane si accetta l’identità in Hegel di pensiero e coscienza, dove quindi il rapporto pensiero-materia viene ridotto alla banalità secondo cui in Hegel quello che gli individui pensano determinerebbe il rapporto sociale, mentre per Marx è il contrario; il pensiero viene cioè ridotto al pensamento. […] In sostanza la questione del rapporto fra idealismo e materialismo meriterebbe una nuova impostazione che precisi la nozione di processo e svolgimento» (p. 61).

Il tono delle affermazioni di Fineschi rivela che finalmente gli studiosi di Marx hanno assunto il tono giusto della critica, del rimettere in discussione tutti i fondamenti e le scontate verità del pensiero del filosofo di Treviri, il che significa anche rimettere in discussione, ma senza remore e, allo stesso tempo, con riconoscimento, se non riconoscenza, il pensiero dello stesso Hegel. La lunga citazione permette di comprendere la complessità dell’analisi di Fineschi, e lo spazio della recensione non rende giustizia a questa complessità. Posso concludere ricordando che per quanto riguarda la ricostruzione del pensiero di Marx, Fineschi ne propone la ricostruzione a partire da Il capitale, che quindi è da lui considerato l’opera centrale di Marx, quella a cui dedicò gran parte della sua esistenza e il punto di partenza per una ricostruzione del nuovo Marx.